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L'Associazione
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Venerdì 15 gennaio ore 21,00 al circolo Vie Nuove: Francuccio Gesualdi (Centro Nuovo Modello di sviluppo- fondatore della rete Lilliput) - Renato Libanora ( antropologo dell'Università di Firenze esperto di progetti di accesso al credito e sviluppo locale nei Paesi del sud del mondo) e Neri Pollastri (filosofo con compiti di facilitatore della serata.).
Ha aperto la serata Francuccio Gesualdi:
Parliamo di partecipazione, come spenderci al meglio per risolvere i problemi che il nostro tempo ci pone.
Primo punto: capire la situazione. Scenario non troppo rassicurante, stanno venendo al pettine tutti i nodi che abbiamo costruito negli ultimi 100 anni.
1) Nodo economico:
La crisi di non è solo finanziaria ma è crisi dello sviluppo globalizzato, della globalizzazione stessa che ha creato diversi ordini di problemi: ha accentuato disparità fra classi sociali a livello delle singole nazioni e a livello mondiale, ha prodotto una più iniqua distribuzione della ricchezza, ha generato i due fenomeni che hanno provocato la crisi: espansione della finanza e aumento del debito.
Dalla crisi si esce difendendo salari e con una sana politica fiscale per riequilibrare i redditi.
· Da 20 anni i salari perdono potere d'acquisto a vantaggio dei profitti. Nei Paesi Ocse diminuzione del 10% in rapporto al Pil fra il 1976 e il 2005 (dal 63 al 53% del PIL)
· rafforzamento dell'attività speculativa per l'investimento dei capitali. Le imprese, invece che reinvestire nel settore produttivo hanno diretto i capitali verso la finanza.
800,000 miliardi di $ il valore della finanzia mondiale- 60,000 miliardi di $ il valore della produzione mondiale.
· indebitamento delle famiglie, delle piccole imprese e dello stato per fare acquisti: aumento del debito privato e pubblico;
9.000 miliardi di dollari ¬ per salvare le banche, il 15% di quanto si produce;
· distribuzione della ricchezza in modo sempre meno equo.
2) Nodo ambientale: crisi delle risorse, (petrolio, acqua, terre) e guerre di accaparramento crisi dei meccanismi naturali per eccesso rifiuti, CO2 prima di tutto (cambiamenti clima, ghiacciai che si sciolgono, innalzamento dei mari, inondazioni, siccità.
· Le risorse della Terra sono in netto calo;es:
· il petrolio stesso è in calo e si prevede un nuovo aumento del prezzo.
· l'acqua è la principale risorsa in esaurimento. Non solo quella per la soddisfazione dei bisogni primari, ma anche per la produzione industriale e quella agricola;
· le terre sono di nuovo oggetto di conquista perchè l'emergenza alimentazione sta preoccupando molti paesi. Le terre coltivabili sono in esaurimento in alcuni paesi in asiatici in cui la popolazione è in attiva crescita: si stanno dirigendo in Africa per acquisire terre coltivabili, (es. l'affitto alla Daewoo Logistics (multinazionale della Corea del Sud) di 1.300.000 ettari coltivabili per 99 anni per la semina di specie alimentari e di specie utili alla produzione di agrocombustibili da parte della Repubblica del Madagascar . In cambio, la Daewoo Logistics si impegnerebbe
a investire 6.700 milioni di dollari per 20 anni allo scopo di costruire un porto per le esportazioni verso la Corea - indispensabile alla fattibilità dell'affare - e a procurare "alcuni benefici per la popolazione locale" come posti di lavoro e una scuola).
· I cambiamenti climatici: si prevedono migrazioni epocali in conseguenza dei cambiamenti climatici. Le popolazioni delle coste all'innalzamento del livello del mare si sposteranno verso l'interno.
3) Nodo sociale: cambiamento dell' economia del lavoro dovuto a tre elementi di fondo
a. riscrittura della geografia nella distribuzione internazionale del lavoro che sta provocando aumento dello sfruttamento del lavoro a livello mondiale con aumento della disoccupazione al Nord e dello sfruttamento al Sud. Nei paesi cosiddetti emergenti, come India, Cina ecc.. il lavoro, anche quello intellettuale è retribuito pochissimo. Anche laureati, specialisti es. ingegneri informatici in India, si accontentano di bassi salari. Si formano perciò sacche enormi di sfruttamento del lavoro, di qualsiasi tipo di lavoro, anche di quello molto qualificato.
b. la globalizzazione non ha risolto i problemi d' impoverimento degli esclusi totali al Sud (persistono tre miliardi poveri assoluti), mantiene in povertà relativa miliardi di esseri umani già inseriti nella catena produttiva ma pagati pochissimo e aumenta la povertà anche al Nord (in Italia sono il 12% della popolazione: 8 milioni di persone, secondo l'Istat, di cui 2,5 sono poveri assoluti, cioè che vivono con meno di 2 $/giorno). In generale sta aumentando la povertà in tutto il mondo e si assiste alla concentrazione delle ricchezze in mano di pochi. Al mondo ci sono 2,7 miliardi di persone lavorano, ma in condizioni di schiavitù; più di 1 miliardo di persone sono affamate. Le migrazioni non potranno che aumentare.
c. peggioramento servizi pubblici per triplice azione: ideologica, riduzione gettito fiscale, aumento debito pubblico. Una considerazione particolare su azione ideologica. Liberismo come avversione pregiudiziale verso tutto ciò che è collettivo. Avversione verso fiscalità avversione verso produzione servizi da parte dello stato, avversione verso ruolo distributivo dello Stato: lo Stato deve fare il meno possibile e quel poco al servizio delle imprese e delle banche. Effetti: diminuzione prelievo fiscale e riduzione progressiva delle imposte, diminuzione servizi, maggiori privatizzazioni e ciò che rimane pubblico gestito in maniera aziendalistica (casi acqua e ferrovie), maggiore indebitamento pubblico.
influenza ideologica:
· avversione alle tasse, lo Stato viene rappresentato come un rapinatore;
· avversione alla produzione di servizi da parte dello Stato
· avversione al ruolo distributivo dello Stato: no agli interventi pubblici all'ambiente e ai cittadini in stato di bisogno;
· propensione all'abbassamento delle tasse attraverso l'abbassamento delle aliquote o l'eliminazione delle aliquote più alte e diminuzione dei servizi
privatizzazione di beni e servizi pubblici che saranno gestiti con un criterio economico di un'azienda privata, cioè con l'idea del "Profitto"innanzi tutto:
· cessione dei servizi da "pubblici" ad "aziende private" es: gestione economica privatistica anche di risorse come l'acqua, dei trasporti ecc..
· aumento dell'indebitamento pubblico
Noi cosa possiamo fare in questo contesto?
1. Studiare, informarci correttamente e passare l'informazione agli altri;
2. Assumere stili di vita responsabili e coerenti con il cambiamento che auspichiamo:consumo critico, commercio equo e solidale, ecc..
3. Costruire esperienze di economia alternative: gruppi, reti, finanza etica, distretti di economia solidale …
4. Portare queste esperienze anche in ambito pubblico;
5. Resistere, organizzarsi e lottare per l'acqua pubblica, per trasporti pubblici ed equi, contro la TAV, gli inceneritori, riduzione e smaltimento corretto dei rifiuti ecc...
6. Forzare: proporre cambiamenti parziali ma che vanno nella direzione della soluzione dei problemi, economici e sociali.
7. Progettare forme alternative di economia, di società , di scambi, di convivenza ecc..
8. Intrecciare reti tra tutte le realtà alternative esistenti, diffondere le buone pratiche, metterle in comune ecc..
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SINISTRA ASSENTE NELLA FILIERA DEL MICRICREDITO
di Andrea Berrini*
Il microcredito nei paesi del Sud del mondo è soprattutto un potente strumento di redistribuzione delle risorse finanziarie. Non si limita a fornire un obolo che possa lavare le coscienze di chi vive nei paesi ricchi: corregge una iniquità, una stortura del sistema restituendo un diritto sacrosanto alle fasce più a basso reddito nei paesi poveri.
Il minatore, il coltivatore di caffè, il lavoratore comune licenziato da una delle tante fabbriche che nel Sud del mondo forniscono a noi, abitanti ricchi del Nord del pianeta, prodotti a basso costo da decenni, questi uomini e donne che forse da secoli hanno contribuito a accumulare una ricchezza che non è rimasta nelle loro mani ma ha inevitabilmente preso la via del Nord, tutti costoro oggi possono accedere, sotto forma di prestiti, a quella stessa ricchezza. Non sono più degli esclusi.
Il sistema microcredito ha conosciuto uno sviluppo tumultuoso: in dodici anni i suoi utenti nel Sud del mondo sono passati dagli 8 milioni del 1997 ai 150 di oggi. La ben nota Grameen Bank non è né l'unica né ìa più grande tra le millecinquecento organizzazioni (Mfi - Microfinance institutions) che in decine e decine di paesi erogano microcredito. Alle loro spalle spesso c'è un circuito di organizzazioni finanziarie del Nord (gli Sri - Socially responsible investors, fondi etici o banche alternative comunque le si voglia chiamare) che a loro volta forniscono prestiti alle Mfi, mettendo a disposizione il carburante finanziario necessario al loro decollo e stabilizzazione.
Questa vera e propria filiera del microcredito mette in relazione diretta le tasche di molti risparmiatori consapevoli nel Nord del mondo e quelle dei lavoratori più poveri nei paesi poveri.
ll microcredito dunque (al pari del commercio equo) incide direttamente sulla carne viva delle relazioni di iniquità tra Nord e Sud del mondo. Ha a che fare con la sfera dei diritti, e non con quella della beneficenza. Porta una critica della ragion pratica ai meccanismi di ingiustizia che regolano i rapporti tra le nostre società ricche e quelle povere. E allora perché la sinistra italiana non c'è? Non penso ai suoi dirigenti, ma alle persone comuni, agli amici con i quali spendo la maggior parte delle mie serate discutendo spesso di politica. I quali tutti, senza eccezione alcuna, quando si parla di Sud del mondo possono sciorinare un loro rosario di buone azioni, adozioni a distanza, contributi per la costruzione di ospedali e scuole. Tutte cose che si sono ben fatte. Ma che stranamente Ii apparentano a quel modo di fare tipico del buon cattolico di una volta che fa degli atti di carità un pilasto della propria esistenza. Una solidarietà (parola molto ambigua) buona solo per i giorni di festa, ma che ci consente al lunedì di ritornare dentro al nostro lungo sonno della ragione.
Mi piacerebbe ascoltare attorno a me la capacità di formulare un giudizio serrato, puntuale, oserei dire sereno su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato nelle relazioni fra noi e il Sud del mondo.
Mi piacerebbe che noi, uomini e donne di sinistra, ci ricordassimo dei nostri valori fondanti: la determinazione a correggere le ingiustizie che inevitabilmente la società produce. E lasciassimo agli altri la cultura dell'obolo. Forse allora anche le nostre periferie urbane, le fasce a minor reddito in questo paese, tornerebbero a riconoscere nella sinistra un interlocutore e non un corpo estraneo. Cosa tanto più necessaria con questi chiari di luna, tempi sempre più bui, nei quali il gioco sembra farsi via via più duro.
* autore di "Quattrini", il romanzo del microcredito
(articolo originale pubblicato su il manifesto, 2009)